Pillola antifumo: efficace anche contro la volontà del fumatore?
Smettere di fumare, sì o no? Quando la volontà nicchia, la ‘pillola antifumo’ sembra aiutare a prendere una decisione involontaria per dire basta alla sigaretta. Lo attesterebbe un recente studio, pubblicato su Jama, secondo cui gli esisti della terapia si possono toccare con mano, ovvero un decremento del numero di sigarette spente nel posacenere, anche quando le intenzioni del fumatore sono quelle di continuare a dipendere dalle bionde (di carta e non di carne).
Lo studio è ampio ed è stato effettuato su 1.500 pazienti di 61 cliniche americane e di diversi altri paesi, nessuno dei quali predisposto (naturalmente e autonomamente) a smettere il fumo nell’immediato, ma intenzionato a farlo gradualmente nell’arco dei 3 mesi successivi. I volontari sono stati divisi, a caso, in due gruppi: alcuni sottoposti poi al trattamento farmacologico con la pillola antifumo ed altri a un placebo. L’esperimento si è concluso positivamente a favore della pasticca perché nel primo gruppo un terzo dei fumatori ha smesso l’abitudine al tabacco, contro solo il 6% dei partecipanti del secondo gruppo.
Gli esiti della ricerca potrebbero quindi rivoluzionare l’approccio al fumatore. Ad oggi infatti la terapia antifumo prevede che la pillola venga prescritta solo dopo la constatazione da parte del medico del reale impegno e volontà del paziente a smettere di fumare o quale passaggio di una serie di tappe terapeutiche graduali – dai cerotti, alle gomme e/o altri rimedi – che disincentivano alla nicotina. Falliti tutti questi (precedenti) tentativi il medico sarebbe oggi nelle condizioni di proporre la pillola antifumo.
Continuerà ad essere così o l’uso di quest’ultima potrà sostituire davvero e prima altre strade? Per la risposta scientificamente certa si dovrà attendere nuovi studi, tanto più che dall’attuale ricerca non risulta chiaro quanto l’effetto pillola-antifumo possa mantenersi nel tempo.
Francesca Morelli
Articolo di Francesca Morelli

