Un chiarimento sull’utilizzo di rimedi omeopatici in ambito oncologico: integrazione, non sostituzione alla farmacologia ufficiale
È accaduto nuovamente. Nuovamente le notizie di cronaca ci informano di malati, il più delle volte oncologici, che rifiutano la medicina “ufficiale” per seguire terapie “alternative”, “hameriane”, con il miraggio e la speranza di un miracolo. Un miracolo di guarigione e di vita. Un miracolo sempre mancato. La medicina, la farmacologia non sono miracoli. Ci sono studi e ci sono protocolli affidabili. E uso la parola miracolo perché spesso le situazioni hanno già un verdetto infausto in alcuni stadi. Ma ho usato anche la parola “ufficiale” e “alternative” in modo inappropriato.
Non esiste la medicina o la farmacologia alternativa, esistono dei metodi non farmacologici in senso classico che possono aiutare e sostenere l’organismo in tante situazioni di terapia convenzionale. Non è vero che l’aspirina deriva dalla corteccia di salice? Non è vero che tante molecole neurotossiche o ematotossiche arrivano da veleni animali e vegetali? Non è vero che i primi rudimenti di una farmacologia gli uomini l’hanno trovata nel mondo animale o minerale o vegetale del proprio ecosistema?
Certo l’evoluzione ci ha portato allo studio e alla tecnica di sintesi di nuove sostanze, nuove molecole, nuovi meccanismi di azione sempre più raffinati. Ottimo questo, perché di vite la medicina e la farmacologia “ufficiale” ne ha salvate davvero tante, non le ha intossicate. Le nuove molecole, la farmacologia, i protocolli che in molti casi sono supportati da studi e casistiche ampie, non devono essere rinnegati o rifiutati. Possono essere integrati da tecniche e farmaci “non convenzionali”. Il “non convenzionale” è ciò che può aiutare un organismo a reagire meglio a un chemioterapico come a un antifungino o a un antibiotico.
Il clamore mostrato quando medicine omeopatiche sono state distribuite ai terremotati, grazie al contributo dell’Ospedale di Pitigliano, è stato manipolato. Ben venga la distribuzione di rimedi omeopatici in affiancamento a medicinali convenzionali e farmacologici. Le terapie non convenzionali non vogliono sostituirsi ai protocolli di cura: molte terapie non convenzionali hanno ormai studi che ne confermano l’efficacia e la validità, possono essere affiancate per creare un “plus”, un’integrazione, una possibilità in più e allargata di terapia… ma attenzione: mai alternativa. Inseriamoci in una prospettiva olistica: forse l’uomo ha bisogno di qualcosa di più.
Ho conosciuto molto bene un oncologo che ha praticato per anni il suo lavoro di medico ospedaliero per poi dedicarsi, una volta in pensione dal pubblico, all’attività privata di oncologo che praticava, con raziocinio e preparazione ottima, terapie non convenzionali. Era tanto conosciuto e tanto amato perché bravo, sia professionalmente, sia umanamente. A sua volta purtroppo, per beffa o paradosso – perché a volte la vita è anche questo, ci porta un karma da sostenere e cui adempiere – si è ammalato di cancro e molto brutto. Non ha rifiutato le terapie e i protocolli ufficiali, ma li ha affiancati come ha potuto e finché ha potuto alle sue terapie non convenzionali.
Silvia Buscaglia

