10 motivi per evitare le infradito (al di fuori di spiaggia e piscina)
L’Associazione Podologi Americani ha stilato un elenco di motivi per cui l’utilizzo delle infradito, senz’altro comode, debba essere evitato al di fuori della spiaggia e della piscina.
1- Il piede è esposto a funghi e batteri: si è più a rischio di verruche e di contrarre il temutissimo stafilococco;
2- L’andatura ne risente: rispetto ad una camminata con le scarpe chiuse, le infradito tendono a rallentare il passo e a modificare il portamento della persona;
3- Si rischia di inciampare: il cambio di andatura descritto sopra aumenta il rischio di cadere o piegare il piede;
4- Eccessivo sforzo dei talloni: la sottile suola delle infradito costringe i talloni a sopportare un carico superiore rispetto a quello generato dall’utilizzo di scarpe da ginnastica;
5- Pericolo di vesciche: le stringhe ai lati del piede, a seguito dell’eccessivo utilizzo, possono provocare lesioni e vesciche alla pelle del piede;
6- Le nocche delle dita possono deformarsi: essendo costrette a fare uno sforzo per tenere salda la ciabatta, le nocche delle dita del piede a contatto con la stanghetta centrale con il tempo possono incurvarsi e subire delle alterazioni permanenti;
7- La postura è alterata: come tutte le scarpe completamente prive di tacco, anche le infradito costringono il corpo ad assumere una postura scorretta alterando la corretta distribuzione del peso corporeo;
8- Dolori articolari: soprattutto per chi ha il piede piatto, la scorretta postura provocata dalle infradito alla lunga può causare dolori alle articolazioni degli arti inferiori;
9- I calli possono peggiorare: sempre per la pressione dell’alluce e dell’indice contro la stanghetta centrale, le infradito possono peggiorare i calli presenti su queste dita del piede;
10- Rischio di allergia: le stringhe laterali spesso sono realizzate in lattice o con materiali contenenti bisfenolo A, composto ritenuto dannoso. Se possibile, è sempre indicato optare per le infradito in pelle o con le stringhe in tessuto.
Articolo di Annapaola Medina

