31 Maggio: Giornata Mondiale senza Tabacco
Torna il 31 Maggio la Giornata Mondiale senza Tabacco, voluta fin dal 1988 dall’Organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS) che, quest’anno, ha come tema lo “Stop al mercato illecito dei prodotti del tabacco”.
Impresa non facile, quella di far smettere di fumare, e che richiede un lavoro su più fronti. Innanzitutto occorre ‘entrare’ nelle scuole, ma non con interventi di semplice informazione, tanto più se trasmessa da esperti, che potrebbero pure sortire effetti contrari. «Occorre invece agire con programmi combinati – spiega la dottoressa Roberta Pacifici, direttore dell’Osservatorio Fumo, Alcool e Droga dell’istituto Superiore di Sanità – che agiscano sulla personalità dei giovani dando loro gli strumenti per farsi gli anticorpi, cioè per resistere alla tentazione della sigaretta e al pari che si presenta in maniera coinvolgente e accattivante».
Ma non basta: sono necessarie anche misure capillari, generalizzate e preventive. Ad esempio aumentare in maniera significativa il prezzo delle bionde, raccomandato dall’OMS quale misura di disincentivazione molto efficace; estendere i divieti di fumo oltre i luoghi pubblici (all’interno delle auto in presenza di bambini ad esempio); implementare iniziative educazionali ‘free smoke’ anche l’interno delle famiglie, fino a misure molto restrittive (ma non da tutti condivise) come il divieto di vendita delle sigarette.
Al di là dei pochi investimenti economici allocati, si pone un altro ostacolo a queste azioni e obiettivi: «Come possiamo paragonare le nostre campagne di sensibilizzazione che potrebbero anche essere efficaci, ma i cui investimenti sono molto ridotti – conclude la Pacifici – con l’influenza di film di grande successo o della pubblicità in cui la sigaretta è associata al personaggio positivo e alla situazione vincente?».
O ancora: come è possibile pensare di combattere contro il fumo se in Italia, diversamente da quanto accade negli altri Paesi europei, i trattamenti farmacologici contro il tabagismo non rientrano neppure nei LEA ma la terapia deve essere pagata dal fumatore che desidera mettere fine alla propria dipendenza?
Francesca Morelli

