Mangia ferro contro la sindrome premestruale
Il ferro, presente nell’organismo sia nella forma eme che non eme ed acquisito soprattutto con l’alimentazione, svolge importanti funzioni: contribuisce, ad esempio, al trasporto di ossigeno, alla produzione di vitamina A, alla trasmissione degli impulsi nervosi. Ed anche ad alleviare il dolore: almeno quello ‘femminile’.
Secondo un recente studio dell’Università del Massachusetts, pubblicato sull’American Journal of Epidemiology, basterebbero 20 grammi (dunque 2 in più rispetto ai 18 ad oggi raccomandati) di ferro non eme, quello contenuto negli alimenti di origine vegetale, per combattere (o alleviare) la fastidiosa sindrome premestruale: gonfiore, seni dolenti, malessere diffuso. Un adeguato quantitativo di questo minerale contribuirebbe infatti a ridurne i fastidi fino al 40%.
Lo attestano circa 3 mila donne a cui è stato chiesto di compilare periodicamente un questionario sulla presenza dei sintomi classici, preludio dell’arrivo del ciclo, e sulla dieta facendo particolare attenzione al consumo di ferro, zinco e potassio. Seguite per dieci anni, a conclusione della ricerca, solo in un terzo di donne – quelle che non davano all’organismo un maggiore apporto di ferro non-eme – persisteva ancora la sindrome pre-mestruale. «Seppure occorra attendere ulteriori studi che confermino gli effetti protettivi del ferro – spiega la ricercatrice Elizabeth Bertone-Johnson – le prime ipotesi depongono per una influenza positiva di questo minerale, assunto attraverso l’alimentazione, sull’intensità dei sintomi correlati al ciclo».
Cibi consigliati sono dunque i legumi, la frutta secca, i vegetali in genere e i cereali arricchiti di ferro a colazione. Stesso risultato ‘migliorativo’ sembra essere ottenibile anche con il supplemento nella dieta di integratori. Nessun beneficio, invece, da ferro eme (l’altra ‘qualità’ del ferro) contenuto principalmente in carne e pesce. Attenzione dunque a quel ‘non’ che fa la differenza.

