I segreti della buona pasta, ben cotta
La ama il 99 per cento degli italiani, indipendentemente dall’età e dal sesso; il 44 per cento la consuma quotidianamente e il 69 per cento fra le 4 e le 7 volte a settimana per un totale di 14 milioni di tonnellate solo nel 2013. È la pasta, il fiore all’occhiello, la carta di identità di eccellenza della cucina mediterranea, di cui qualche giorno fa si è festeggiato il sesto ‘World Day Pasta’ a Buenos Aires.
Anche l’Unesco l’ha proclamata patrimonio immateriale dell’umanità, ma perché resti tale ed elisir anche per il palato, qualche trucchetto da rispettare (o da conoscere) nella preparazione dello spaghetto o del maccherone c’è.
La prima regola è aggiungere il sale, non troppo, anche a vantaggio di tanta salute, solo quando l’acqua comincia a sobbollire. Ma non basta: la pasta va tuffata a mollo dopo che quest’ultimo si è completamente sciolto. E soprattutto per raggiungere la perfezione, è bene tenere a mente l’uno e i suoi multipli: ovvero 1 litro di acqua, 10 grammi di sale ogni 100 grammi di pasta che dovrebbe essere secca.
E infine puntare il timer, per non perdere la ‘giusta’ cottura: un minuto (eccolo di nuovo il numero uno!) meno dell’indicazione riportata sulla confezione perché mentre si scola, si condisce e si serve, la pasta continua ancora a cuocere. E non sia mai che arrivi scotta nel piatto. La pasta italiana è rigorosamente al dente con quella punta di mordente nel cuore.

