Diete: al traguardo del mantenimento sono tutte uguali
Che si decida di dimagrire alla Alberto Sordi con diete da 7 chili in 7 giorni o moderate, l’effetto a lungo termine non cambia: lo spetto di riacquistare i chili perduti resta sempre in agguato. A dimostrarlo è uno studio dell’Università di Melbourne in Australia, finanziato dal sistema Sanitario Nazionale Australiano in collaborazione con il Medical Research Council e il Sir Edward Dunlop Medical Research Foundation, e pubblicato su Lancet Diabetes & Endocrinology.
Per arrivare a questa conclusione i ricercatori hanno messo a dieta 204 volontari con problemi di obesità, suddivisi in 51 uomini e 153 donne tutti tra i 18 e i 70 anni. Obiettivo: ridurre in ciascuno il peso totale di ciascuno del 15 per cento. Spartiti in due gruppi, al primo è stata fatta seguire una dieta di 12 settimane con un consumo giornaliero tra le 450 e le 800 calorie, al secondo per 36 settimane ai quali l’apporto calorico era stato ridotto a sole 500 calorie quotidiane contro le 2500 raccomandate per gli uomini e le 2000 per le donne. Risultato? Nel gruppo del ‘regimi dietetici a effetto rapido’ l’81 per cento avrebbe perso oltre il 12 per cento del proprio peso contro solo il 50 per cento di coloro che seguivano una dieta graduale. Ma, dopo 3 anni, sia che si appartenesse ad un gruppo o all’altro, la maggior parte degli over-size aveva comunque ripreso il 71 per cento dei chili persi, ritornando al peso iniziale.
Ma c’è di più: secondo i ricercatori le diete rapide vincerebbero in termine di gratificazione. Chi dimagrisce velocemente psicologicamente è più motivato a tenere duro dai risultati raggiunti senza eccessiva fatica e avverte un maggiore senso di sazietà (che porta quindi a mangiare meno) perché le diete lampo spesso aumentano il consumo di proteine, che riempiono, a sfavore dei carboidrati che poi si trasformano in zuccheri. Ma la soddisfazione, pare, comunque durare poco indipendentemente dal tipo e dalle modalità dietetiche scelte.
Francesca Morelli

