Adolescenti troppo connessi: tanti i rischi
Sono sempre attaccati alla rete: quasi 24 ore su 24, via telefono o pc, poco importa. Un atteggiamento che caratterizza almeno 8 tredicenni su 10, stando a una recente indagine condotta Società Italiana di Pediatria(SIP) su un campione nazionale di oltre 2 mila studenti di terza media inferiore, con una preferenza ‘cibernautica’ nel 93% dei casi per gli smartphone. Con questi chattano, utilizzando i più noti strumenti ‘social’ – WhatsApp in testa, complice la gratuità – e condividono foto, video e status. Anche la sera dopo cena e di notte, a discapito delle ore di sonno che diventano troppo poche, meno delle 8 raccomandate, e della salute.
I rischi per quest’ultima sono di cefalea, anche a causa della luce artificiale degli schermi, problemi di concentrazione, scarso rendimento scolastico, stanchezza e sonnolenza diurna. Ma più preoccupanti sono i ‘rischi da chat’: perché i ragazzi non entrano in contatto solo con gli amici, molti scambiano conversazioni virtuali con sconosciuti. Tanto che il 19% – secondo l’indagine – ha dato il proprio numero a chissà chi, quasi il 17% ha inviato una foto a uno sconosciuto, oltre l’11% ha accettato un invito al buio e poco più del 5% ha ricevuto proposte di sesso online.
Ma nonostante un profilo poco tranquillizzante, gli esperti rassicurano: «I social network– dichiara Giovanni Corsello, Presidente della SIP – non vanno demonizzati, perché hanno anche aspetti di grande utilità e socializzazione. Occorre però non abusarne». Ma il compito di tutor da parte dei genitori sta diventando sempre più difficile perché il passaggio da una connessione via pc a quella telefonica è fuori controllo.
Come provare allora a risolvere il problema? Puntando sul dialogo e sull’ascolto genitori-figli per assicurarsi che gli adolescenti facciano un uso corretto e sicuro dei mezzi social. Infatti i rischi di cadere nelle rete sono diversi: vanno dalla violazione della privacy a quello di diventare vittime di cyberbullismo – il 15% dei ragazzini ha dichiarato di aver postato un proprio selfie provocante e il 48% di avere nella propria cerchia amici che fanno lo stesso – fino a problemi di carattere psicologico. «Dietro la vetrina dei social, i ragazzini – aggiunge lo psicoterapeuta Fulvio Scaparro – possono far credere di essere ciò che non sono, possono compensare le fragilità con l’aggressività, atteggiarsi, distinguersi e interfacciarsi con dei contesti che si distaccano dalla vita reale e soprattutto non scontrarsi con il fallimento che appartiene alla vita quotidiana».
Invece la vita si impara vivendo, accettando anche le sconfitte. Ecco perché gli esperti consigliano ai genitori di spingere i figli a uscire, a fare sport, a confrontarsi con il prossimo quale occasioni di crescita reale. Non virtuale.
Francesca Morelli

