Anche fare shopping può essere una dipendenza
A Natale, attenzione alla dipendenza da shopping. ‘Scovarla’ si può: attraverso almeno sette segnali secondo uno studio svolto dall’Università di Bergen, in Norvegia, in collaborazione con le inglesi Stanford University, Ucla e Nottingham Trent University, pubblicato su Frontiers in Psychology.
Secondo i ricercatori, lo shopping ad ‘alti livelli’ si qualifica come una vera e propria sindrome, di intensità variabile, ma che in ogni caso si annuncia con degli inconfondibili indizi. Eccoli:
1. l’attitudine a pensare sempre allo shopping;
2. comprare come atto che serve a migliorare l’umore;
3. l’impatto negativo che i tanti acquisti hanno sulle attività giornaliere, in particolare sul lavoro o la scuola;
4. un bisogno ossessivo di comprare sempre di più per ottenere sempre lo stesso grado di soddisfazione,
5. la volontà potenziale di voler acquistare di meno senza tuttavia riuscire a farlo,
6. il malessere che insorge se per qualsiasi motivo la possibilità di fare shopping sia impedita,
7. l’idea che comprare molto abbia compromesso il proprio benessere.
«Basta avere quattro ‘segnali’ su sette – spiegano i ricercatori – per essere a rischio di dipendenza da shopping». Vittime della sindrome sono in prevalenza le donne con i primi segnali che compaiono nella tarda adolescenza, i quali esplodono in età adulta e poi diminuiscono con l’età, ma anche gli ansiosi, chi soffre di depressione o ha bassa stima di sé. Mentre pare che gli estroversi utilizzino lo shopping per migliorare il proprio status sociale. La ragione di tutto questo acquistare? «Lo shopping – conclude Cecilie Schou Andreassen, autrice dello studio – può funzionare come meccanismo per sfuggire, o far fronte, a sensazioni spiacevoli». Che però è solo un ‘costoso’ palliativo.
Francesca Morelli

