I bambini fin da piccolissimi devono dormire soli

È meglio fare dormire i piccoli e piccolissimi da soli, cioè in una stanza separata diversa da quella dei genitori, e appena possibile, già dopo il primo mese di vita: sarebbero queste le indicazioni emerse da uno degli ultimi studi dello Sleep Center del Children’s Hospital di Philadelphia, negli Stati Uniti, pubblicato sulla rivista Sleep Medicine. Il risultato di questa pratica, a detta degli esperti sarebbe una migliore qualità e quantità del sonno.
L’ampio studio americano ha coinvolto genitori statunitensi di oltre 6.200 bambini di età compresa tra 6 e 12 mesi e all’incirca 3.800 suddivisi fra Australia, Brasile, Canada, Regno Unito e Nuova Zelanda. A tutte le mamme e papà partecipanti è stato chiesto di rispondere a un questionario sul ‘buon’ risposo dei loro piccoli, avendo come strumento di misurazione una app per smartphone. È emerso che circa il 37% dei bambini americani e il 48% dei restanti dormiva in una stanza propria, ma non solo. L’indagine ha rivelato che rispetto ai neonati che dormivano ‘accompagnati’, insieme ai genitori, o piccoli ‘solitari’ si addormentavano in tempi più rapidi, riposando tranquilli più a lungo nel corso delle 24 ore, cioè con minori risvegli notturni tali da non richiedere neppure la poppata notturna. La spiegazione, dicono gli esperti, sta nel fatto che i bambini abituati che restano nella stanzetta soli maturano una maggiore capacità di auto-consolarsi per riuscire a dormire bene anche in assenza di mamma e papà che hanno un effetto protettivo/rassicurante.
Una indicazione, quella emersa da questo studio, che va in controtendenza con le linee guida dell’American Academy of Pediatrics (AAP) che invece raccomanderebbe di monitorare il sonno dei piccoli almeno fino al primo anno di vita, per non incorrere ad esempio nel rischio di ‘morte in culla’. Il quale, secondo i neonatologi, può continuare a verificarsi fino e soprattutto nei primi sei mesi di vita. «Una volta che il bambino ha superato il rischio di morte improvvisa – spiega Jodi Mindell, coordinatore dello studio – i genitori possono decidere quanto ritengono meglio fare». La replica di Lori Feldman-Winter, coautore delle linee guida dell’AAP, a questa affermazione è però chiara: «Il rischio di morte in culla continua a esistere anche nei bambini più grandi». Il dibattito, dunque, su che cosa fare e quale sia il comportamento corretto da adottare durante l’addormentamento dei piccoli resta aperto. Affidatevi, allora, al consiglio del vostro pediatra di riferimento che conosce voi e il vostro bambino.
Francesca Morelli
