Come fa bene il riposino alla memoria dei neonati
Un buon sonno ritempra, persino la memoria, aiutandola a consolidare i ricordi. Almeno nei neonati. Lo attesterebbe uno studio inglese dell’Università di Oxford, pubblicato su Development Science, secondo cui mostrare oggetti e immagini qualche minuto prima di un riposino ne favorirebbe apprendimento e memorizzazione. Si tratta di uno studio ‘nuovo’ nel suo genere, infatti precedenti ricerche avevano solo indagato la relazione memoria – spuntino pre-sonno – riposino nei bambini fino a sei mesi, scoprendo la benefica associazione, a favore della memoria appunto, di questo particolare trinomio.
Le premesse sembrerebbero favorevoli, sebbene lo studio sia stato condotto su piccoli numeri. I ricercatori hanno selezionato 48 neonati cui erano stati mostrati due personaggi dei cartoni animati, con l’intento di osservare le reazioni dei piccoli nei confronti delle immagini stesse sia in termini di caratteristiche attrattive sia di ‘lunghezza’ di attenzione. Dopo la visualizzazione dei cartonati, poco più della metà dei piccoli era stata invitata a schiacciare un pisolino. Il quale si è rivelato benefico per la memoria, perché al risveglio i bambini che avevano dormito mostravano una maggiore attenzione/attrazione verso il personaggio sconosciuto. Come a dire che ricordavano, che avevano settato in memoria, ciò che avevano visto prima di addormentarsi. A differenza dei neonati rimasti svegli che invece sceglievano a caso il personaggio da guardare, suggerendo che la memoria non aveva consolidato nessuna particolare informazione visiva.
C’è ancora molto da sapere sui meccanismi e processi della relazione sonno-memoria-immagine visualizzata. In particolare, con l’avvio di nuovi studi, i ricercatori sarebbero interessati a valutare la durata minima del pisolino utili a processo di memorizzazione e apprendimento, ovvero stabilendo da un lato se più sonno significa anche ricordi migliori e più freschi o consolidati, e dall’altro se si possono attendere i medesimi benefici risultati anche da un sonno notturno profondo.
In attesa di avere informazioni su queste questioni aperte, i ricercatori raccomandano di non svegliare i bambini mentre dormono a discapito di eventuali altri compiti e processi – oltre la memorizzazione – che il cervello potrebbe svolgere durante il sonno, compromettendone la qualità.
Francesca Morelli

