Casi di celiachia in forte aumento: lo attesa la relazione annuale
Sono aumentati di quasi 16 mila casi in un solo anno, dal 2012 al 2013. Parliamo di nuovi celiaci che si stanno concentrando soprattutto in alcune regioni italiane: la Lombardia, la più colpita, con il 17.4% di incidenza cui segue il Lazio con il 10% e poco più, poi la Campania con una percentuale del 9.4 e tutte le altre in coda. In generale la popolazione celiaca risulta così distribuita: 46% al nord, 22% al centro, 19% al sud e 13% nelle isole. Con una disparità fra i due sessi: 0.37% fra le donne contro lo 0.16% degli uomini, ovvero in un rapporto di circa 2 a uno che in 12 regioni può addirittura elevarsi a 1:3.
Sono i dati emersi dalla Relazione annuale al Parlamento sulla celiachia 2013, giunta alla sua settima edizione, inviata dal Ministro Beatrice Lorenzin alle Camere nei giorni scorsi e in merito alla cui condizione, così precisa: «Saper affrontare la condizione di celiaco è il punto di partenza per poter gestire la propria giornata e la propria vita sociale in modo consapevole e sereno. Per fare questo, dopo la diagnosi, è buona prassi iniziare con una corretta educazione alimentare senza allarmismi e medicalizzazioni della dieta, partendo dall’analisi degli ingredienti e dal profilo nutrizionale di un alimento, entrambi dichiarati in etichetta dal produttore. Quest’ultima rappresenta dunque la carta di identità di ciascun prodotto; pertanto insegnare al consumatore a leggerla in modo corretto significa potergli consentire un acquisto informato, sicuro e consapevole anche all’estero».
Una sicurezza che è va al di là degli scaffali dei supermercati, dove è possibile trovare alimenti con la rossa spiga barrata ovvero senza glutine anche in tracce. «Oggi questa garanzia – continua il Ministro – coinvolge anche la ristorazione nelle scuole, negli ospedali, nei luoghi di lavoro e negli esercizi pubblici». Grazie a una corretta informazione sul problema, perché gli operatori del settore alimentare e della ristorazione oggi vengono formati ad hoc per lavorare senza glutine.
Infatti «al momento – conclude Beatrice Lorenzin – l’unica terapia resta ancora la dieta priva di glutine, garantita da un numero sempre maggiore sul mercato di prodotti sostitutivi a quelli contenenti questa sostanza. L’evoluzione della normativa su questi prodotti ha reso gli alimenti, chiamati un tempo dietetici, di consumo corrente responsabilizzando sempre di più il produttore nei confronti del cibo messo in commercio, senza per questo ridurre l’attenzione sulla questione da parte degli organi ufficiali deputati al controllo».
Francesca Morelli

