Chirurgia d’avanguardia all’Ospedale “G. Fornaroli” di Magenta per la ricostruzione del padiglione auricolare
All’Ospedale magentino il dottor Emilio Mevio, Direttore dell’Unità Operativa di Otorinolaringoiatria ha effettuato la ricostruzione del padiglione auricolare sinistro con una epitesi in materiale plastico appositamente disegnato e modellato per il profilo e il colore cutaneo del soggetto (metodo VistaFix). La novità è che la protesi (che possiamo definire anche come “orecchio artificiale esterno”) invece di utilizzare la colla, è stata fissata con due viti in titanio poste nell’osso temporale. A distanza di alcuni mesi il paziente, un ragazzo che aveva subito l’amputazione del padiglione auricolare esterno in seguito ad un grave incidente in moto, non solo sta benissimo, ma è totalmente appagato da questo impianto.
“Si è trattato di un intervento relativamente facile, della durata di un’ora, e con un post operatorio molto veloce” spiega il dottor Emilio Mevio. “Questo tipo d’impianto (con le viti) è decisamente più semplice rispetto a quelli che si sono fatti sinora con la colla. Gli effetti collaterali sono minimi e il risultato estetico è eccellente e lo si ottiene in tempi molto brevi”. “Non dimentichiamoci” continua Mevio “che sono molti i casi in cui è assente il padiglione auricolare esterno: può manifestarsi fin dalla nascita in seguito ad un’anomalia congenita (microtia, anotia) o a causa di patologie infettive, neoplastiche o lesioni traumatiche. Nel primo caso spesso si associano anomalie della formazione del condotto, dell’orecchio medio e interno. L’assenza del padiglione costituisce un notevole danno estetico e spesso ne conseguono turbe psicologiche, anche gravi, per il paziente che ne risulta affetto. Finora la risoluzione del difetto poteva essere fatta con un intervento ricostruttivo di chirurgia plastica, con l’impiego di cartilagine costale autologa modellata: un intervento complicato e gravato da più sedute operatorie, con possibili e anche gravi complicazioni e risultati quasi sempre non completamente soddisfacenti. Il giovane paziente ha subito rifiutato tale intervento, per cui gli è stato anche proposto l’uso di protesi modellate in materiale sintetico, che vengono posizionate in tasche cutanee retroauricolari ottenute per espansione tissutale. Una metodica a rischio di rigetto parziale o totale, con successive problematiche di cicatrizzazione”.
Una valida alternativa è rappresentata dall’impiego di epitesi. Dapprima tali protesi venivano applicate e tenute in sede con colle o nastri adesivi specifici per l’applicazione cutanea. Un sistema non perfetto che provocava irritazione cutanea locale, usura dell’epitesi, difficoltà per le continue manovre di rimozione e applicazione connesse ai gesti più comuni della vita quotidiana. Altrettanto scomoda e poco sicura è la soluzione di sostenere l’epitesi collegandola alla bacchetta della montatura degli occhiali: in questo modo la protesi non risulta stabile, può provocare fenomeni di decubito e obbliga il paziente ad indossare gli occhiali costantemente. Il che significa, per il paziente, sottostare a continue rinunce: ad esempio una normale attività sportiva. L’unica soluzione accettata dal giovane è stata quella innovativa proposta dal dottor Mevio e quindi utilizzare una protesi e applicarla con viti in titanio in modo da renderla definitiva.
Il costo è relativo: meno di 2000 euro, un’ora sola di intervento, una tac per monitorare lo spessore delle viti da usare, una serie di calchi per realizzare l’orecchio esterno e calibrare il colore. A questo proposito, il paziente, che all’epoca dell’incidente non era ancora maggiorenne e soffriva terribilmente la sua condizione di amputazione dell’orecchio, si è fatto realizzare due protesi: una per l’inverno e una per l’estate che, per l’appunto, ha un colorito diverso. “Una possibilità in più per chi subisce l’amputazione del padiglione auricolare, un intervento di meno come quello di rimodellare la cartilagine prelevata dal petto. In conclusione, un ottenimento di qualità della vita a basso impatto clinico”, commenta il dottor Mevio, con soddisfazione per il risultato ottenuto.
In Italia, con questa tecnica, sono stati effettuati solo 2 interventi a Roma, 1 a Ferrara (per motivi di neoplasia) e questo effettuato dal Dr. Mevio è il primo che si fa in Lombardia.

