Dimmi come dormi e ti dirò che creativo sei
Il sonno influenza la creatività, o la fantasia, che dir si voglia. Ma non solo: il numero di ore dormite e la qualità del sonno, sarebbe indicatore anche del tipo di propensione creativa specifica di ogni persona. Spieghiamolo meglio. Una ricerca dell’Università di Haifa, in Israele, guidata da Tamar Shochat, ha selezionato un gruppi di studenti, alcuni impegnati in facoltà artistiche ed altri in scienze sociali, monitorandone poi il ritmo del sonno attraverso test dedicati e la compilazione di un diario ed misurando i livelli di creatività con appositi strumenti di rilevazione.
Dunque, cosa è emerso? Innanzitutto che la creatività non è sempre uguale e questo è abbastanza semplice da capire, perché esiste quella verbale, artistica, visiva e cosi via, ma soprattutto che ciascuna di esse per esprimersi al meglio ha bisogno di diverse modalità e tempi di riposo. Ovvero, secondo lo studio, la creatività verbale richiederebbe di dormire di più, per più ore di seguito, in particolare di andare a letto e di svegliarsi tardi, mentre quella visiva necessiterebbe invece di meno ore di riposo le quali possono essere pure caratterizzate da risvegli notturni e dunque da un sonno meno ristoratore.
Come si spiega il fenomeno? Secondo gli esperti i dati preliminari dello studio dimostrerebbero che la creatività ha meccanismi psicobiologici diversi a seconda della differente espressione. Tuttavia, non è ancora chiaro se la creatività (o la fantasia) nelle sue diverse forme, sia influenzata dal sonno o viceversa. Ovvero se l’essere creativi induca a prediligere di più il (buon) riposo. A questa domanda, ancora aperta, proverà a rispondere un prossimo studio.
Francesca Morelli

