Dove spiatto la pietanza?
Non si rompono, sono belli, colorati ed economici: sono i piatti di melamina (di plastica). Sembrerebbero perfetti e, invece, un possibile difetto c’è l’hanno: non possono contenere cibi troppo caldi, perché l’alta temperatura favorirebbe il passaggio di questa ‘sostanza plastica’ nell’alimento e, da esso, nell’organismo. È quanto attesta uno studio condotto dall’Università di Kaohsiung, a Taiwan, su dodici volontari di entrambi i sessi.
I candidati sono stati suddivisi in due gruppi: l’uno invitato a mangiare una zuppa calda in un piatto di melamina e l’altro di porcellana. «Prima del pasto e ogni dure ore per 12 ore dall’assunzione della pietanza, abbiamo prelevato dai volontari – spiega il dottor Chia-Fang Wu, coordinatore della ricerca – dei campioni di urine. Dopo tre settimane l’esperimento è stato ripetuto ma invertendo il tipo di recipiente, dando la fondina di melamina al gruppo che in precedenza aveva avuto quella di porcellana e viceversa, eseguendo i medesimi esami di routine sui campioni di urine». Questi ultimi hanno rivelato livelli di melamina all’incirca otto volte superiori fra i mangiatori di zuppa nelle moderne fondine rispetto a quelli attestati in chi aveva usato il piatto tradizionale. «Dallo studio – dichiarano i ricercatori – si evidenzia inoltre che non solo le alte temperature ma anche la qualità delle stoviglie possono influenzare il quantitativo di melamina rilasciato, specie se il cibo contenuto nel piatto ha una componente acida».
Che cosa significa in termini di salute? Una aumentata probabilità della formazione di calcoli renali, anche a bassi dosaggi se l’esposizione alla sostanza è prolungata, sia per adulti che bambini. In attesa che ulteriori studi attestino questa ipotesi, meglio qualche piatto di porcellana in più rotto che correre rischi per la salute.

