Ecco perché il caffè ci tiene svegli
Non è solo questione della caffeina, contenuta in quei pochi sorsi di caffè. A tenere svegli l’organismo (e il cervello) sarebbe la ‘truffa combinata’ tra questa sostanza eccitante e l’adenosina, una particolare molecola prodotta dai neuroni, che partecipa a vari processi organici fra cui anche il trasferimento di energia. Questa sarebbe implicata nel condurre a poco a poco l’organismo fra le braccia di Morfeo.
Ciò spiega perché di notte, quando i livelli di adenosina sono particolarmente bassi, l’organismo già in riposo non ha bisogno di ulteriori stimoli che lo invitino a mettersi l’animo in pace e a cedere alle fatiche della giornata. Mentre durante il giorno, in cui le energie sono chiamate a raccolta, la produzione di adenosina riprende ai suoi ritmi regolari che prevede anche invitare l’organismo a un dato momento a fare una bella dormita. Cosa impossibile, se capita in orari clou; ad esempio dopo pranzo o dietro la scrivania in ufficio, e così al sonno si fa fronte con un caffè. Magari anche forte che fa riprendere, in breve tempo, il cervello dal suo torpore.
Come questo meccanismo avviene, e il potente influsso giocato della tazzina, lo ha svelato uno studio americano dimostrando che la caffeina, molecolarmente simile alla adenosina, verrebbe scambiata dall’organismo e dal cervello proprio per questa sostanza. entrambi, sotto l’effetto truffa si incentivano autonomamente a riprendere le attività cui erano dediti prima della sensazione di abbiocco.
Ma il trucco, una sorta di vero e proprio make-up chimico, per il cervello dura poco: occorrono all’incirca20 minuti, poi l’intontimento passa e i neuroni cerebrali ricominciano a legarsi con l’adenosina, ridando il via libera al meccanismo fisiologico di sonno-veglia che lo ricondurrà verso la sonnolenza e a sentire il bisogno di un altro caffè….
Un circolo vizioso, insomma, che spinge a ingurgitare una tazzina di caffè via l’altra e a superare così facilmente le 4 dosi giornaliere raccomandate, con tutte le implicazioni e i rischi connessi. Allora forse è meglio, di tanto in tanto, cedere anche a quella voglia di pennichella pomeridiana.

