In arrivo due test per diagnosticare il morbo della mucca pazza (e non solo)
La mucca pazza fa ancora parlare di sé ma con buone notizie. Sono infatti in arrivo due test, nati entrambi da una collaborazione italo-americana, utili alla diagnosi del morbo: non invasivi, si effettueranno l’uno sulle urine e l’altro sulle mucose nasali.
Il primo ideato dell’Istituto Neurologico ‘Carlo Besta’ di Milano e dalla University of Texas Health Science Center di Houston, di cui viene data notizia sul New England Journal of Medicine, è al momento ancora riservato alla clinica ed in attesa di validazione. «Speriamo che presto posa entrare nella pratica clinica poiché nel caso della variante umana della malattia di Creutzfeldt-Jakob (questo il nome scientifico del morbo) – spiega Fabrizio Tagliavini, Direttore del Dipartimento di malattie neurodegenerative del Besta – la diagnosi può essere effettuata nelle urine, poiché i prioni, oltre che nel cervello, sono presenti anche in organi periferici quali ad esempio milza, tonsille, intestino, muscoli e in minime quantità anche nel sangue e nelle urine». Il test, che amplifica i prioni presenti miliardi di volte fino a renderli ‘visibili’ con una particolare procedura (Protein Misfolding Cyclic Amplification), sembrerebbe in grado di individuare la malattia nel 93% dei casi senza dare ‘falsi positivi’, cioè falsi allarmi di malattia.
Il secondo, di cui si legge sul New England Journal of Medicine, è stato ideato dall’Università di Verona e dai National Institutes of Health americani. Preleva con una sorta di cotton fioc sterile e sotto la guida di un rinoscopio a fibre ottiche, del materiale dalle cavità nasali. «Finora per far diagnosi certa del morbo – precisa Gianluigi Zanusso dell’Università di Verona – era necessario ricorrere all’esame del tessuto cerebrale mediante biopsia o esame autoptico. Il nostro test effettua invece, con l’inserimento di un tampone nella cavità nasale, un ‘embrushing’ dell’epitelio olfattorio, dove sono localizzati i neuroni olfattori». Il prelievo assolutamente innocuo, non invasivo, poco costoso, non comporta danni all’olfatto e può essere ripetuto a distanza.
I due test potrebbero essere estesi ed utilizzati anche per lo studio di altre malattie neurodegenerative. «In particolare – commenta Zanusso – nella malattia di Parkinson i disturbi olfattori possono precedere anche di un decennio i sintomi motori e le lesioni patologiche tipiche di questa malattia sono presenti proprio nel sistema olfattorio. Allo stesso modo nella patologia di Alzheimer, studi autoptici hanno già dimostrato che le alterazioni patologiche che avvengono nel cervello sono speculari a quelle che colpiscono la mucosa olfattoria. Pertanto, lo studio fornisce un importante strumento diagnostico e un potenziale indicatore per calibrare gli interventi terapeutici nelle diverse fasi delle malattie neurodegenerative».
Francesca Morelli
Articolo di Francesca Morelli – Omeopatiasalute.it
Pubblicato il 30-08-2014

