Una indagine di Omeoimprese fa il punto sul profilo dei consumatori dell’omeopatia
Oltre 2000 intervistati, nel febbraio del 2016, maggiorenni, di età compresa fra 18 e più di 55 anni, equamente distribuiti sul territorio, con una prevalenza di cultura superiore. Sono i numeri di una vasta indagine commissionata da Omeoimprese a Emg Acqua con lo scopo di valutare la conoscenza dell’omeopatia, l’utilizzo dei rimedi e il profilo dei consumatori fra la popolazione italiana, ma anche analizzare se e in quale misura l’opinione del farmacologo Silvio Garattini possa aver influenzato il ricorso fra la popolazione a questa tipologia di cura.
Una conoscenza perfezionabile. I rimedi omeopatici – dato confortante – sono noti a poco più dell’80% della popolazione: merito innanzitutto (sia per i conoscitori generali sia per gli habitué dell’omeopatia) di amici o dei colleghi con cui se ne discute con maggiore frequenza, o di una esperienza personale positiva che ne ha avviato l’uso costante, cui seguono i consigli del farmacista o una informazione catturata da internet, da giornali e TV. Nell’opinione, specie dei consumatori abituali, i pregi principali dei rimedi omeopatici risiedono nella naturalità del farmaco, ovvero di medicinali creati da principi attivi naturali, che siano privi di effetti collaterali e che, seppure lenta, garantiscano una azione di efficacia. A tal punto che fra la popolazione oltre il 20% ne fa uso almeno una volta l’anno con un trend in crescita del +2,8% nell’arco degli ultimi anni (16,2% nel 2012). Testimonianza ne è il fatto che oltre il 59% degli affezionati dell’omeopatia, riferisce anche un utilizzo recente di almeno un rimedio omeopatico fra gli ultimi 10 farmaci assunti, con una media generale di 2,3 soluzioni omeopatiche.
Poca informazione. Emerge però, nonostante la prima apparenza, una generale disinformazione fra la popolazione in merito all’omeopatia, sebbene il 42% sia favorevole a questa tipologia di cura (fanno forse eccezione il 10% degli entusiasti omeopatici), mentre in termini di fiducia il 33% degli italiani si dichiara ‘distaccato’. Ma che cosa di apprezza per lo più dei medicinali omeopatici? In testa figurano l’opinione positiva percepita da chi ne ha già fatto uso (74%), il fatto che possano contribuire a risolvere molti disturbi e problemi di salute (69%) o che possano essere utilizzati da soli o in combinazione con i farmaci tradizionali (67%) senza generare pericolose interferenze. Gli italiani (conoscitori e consumatori omeopatici) però chiedono più informazione e chiarezza in merito soprattutto a come, per che cosa, con quale modalità e posologia utilizzare i rimedi omeopatici, o ancora di saperne di più circa i risultati di test scientifici e sperimentazioni. Informazioni che nell’opinione pubblica generale dovrebbero derivare soprattutto dal farmacista e/o dall’omeopata, ma anche dalle Aziende produttrici, dalle autorità statali e dal bugiardino (che ad oggi ancora manca nelle confezioni dei prodotti). L’uso degli omeopatici sarebbe poi favorito e potenziato se a prescrivere il rimedio fosse un medico, che diventa nell’opinione comune anche il primo ‘somministratore’ di un rimedio omeopatico, ed al quale si chiederebbero spiegazioni aggiuntive.
Quando lo si assume, lo si apprezza. Ovvero all’uso degli omeopatici si resta fedeli, con una media di oltre 6,5 anni di assunzione secondo quanto emerso dall’indagine. Il rimedio omeopatico è la terapia scelta soprattutto per raffreddori, riniti e stati influenzali; dolori articolari e muscolari; allergie e problemi respiratori o digestivi. Mentre si è ben consapevoli che gli omeopatici non possono curare tumori (ma lenire gli effetti collaterali delle terapie aggressive, sì), i disturbi cardiovascolari, l’ipertensione, il diabete e i problemi neurologici. Fra i punti di forza si riconoscono agli omeopatici la non tossicità, l’efficacia verso disturbi lievi e la possibilità di utilizzo anche pediatrico, in gravidanza o per gli animali domestici mentre ad essi si rimproverano i costi troppo elevati, la lentezza di azione e la minor efficacia rispetto alle terapie tradizionali.
Sono facili da reperire. In farmacia e parafarmacia: è qui che gli italiani acquistano gli omeopatici più volentieri e dove hanno maggiore facilità a reperirli (+91%), sebbene non disegnino in minima parte anche internet, fermo restando però che la maggior parte non sa se consumi rimedi ‘unitari’, ‘composti’ o entrambi, i quali comunque vengono talvolta assunti da soli ed altre in associazione con medicinali tradizionali ai quali comunque si ricorre piuttosto spesso. Chi consuma omeopatici, poi sceglie anche rimedi naturali, quali integratori, fitofarmaci o medicine alternative come agopuntura, digitopressione, massaggi ayurvetici e altro ancora.
L’opinione del farmacologo Silvio Garattini circa l’omeopatia. Chi sia e il suo ruolo nella società scientifica è noto a poco più del 14% della popolazione e di questa solo tra il 2-3% circa conosce in maniera chiara le sue idee, espresse anche di recente in un libro dedicato. Poco incline a subire interferenze, solo lo 0,2% della popolazione, influenzata dal farmacologo, ha mutato il suo parere sull’omeopatia a favore invece di un ben radicato 45% circa che continua a sostenerne l’uso e l’efficacia.
Francesca Morelli

