La comunicazione è importante, anche per i medici
La notizia è che sempre più specialisti, medici impegnati nel pubblico e nel privato, si iscrivono a corsi di comunicazione per imparare a parlare meglio ai propri pazienti e alla famiglia con cui spesso interagiscono. Certo non è una novità: comunicare meglio crea empatia e fiducia, aumenta la riuscita della terapia, sia in termini di compliance, fedeltà e precisione nella terapia, sia in termini di esiti della terapia stessa. Le segnalazioni di comportamenti sgarbati, aggressivi, maleducati del personale sanitario, accanto a problematiche concrete come attese snervanti, costi, diagnosi errate sono arrivate al Tribunale dei Diritti del Malato e purtroppo tutto ciò è stato collegato a terapie ed esiti di terapie inefficaci.
Il codice deontologico del medico riporta che “il tempo di comunicazione è tempo di cura” – questo i medici che professano terapie cosiddette “non convenzionali” lo sanno bene. L’ascolto e l’empatia è il primo grande farmaco e il primo passo verso la guarigione. Tanti studi ormai lo confermano: accoglienza, gesti, sguardi, attenzioni e sfumature fanno la differenza su compliance, fiducia, comprensione, consapevolezza e risultato della terapia.
Comunicare resta sempre un’arte, la flessibilità e la capacità di adattarsi a chi è il ricevente non sono strategie e doti sempre innate. Comunicare una diagnosi, una situazione senza usare paroloni incomprensibili ai più, far comprendere certi passaggi in merito a terapie, aspettative ed evoluzioni è un percorso molto variegato e individuale, ma attraverso la formazione e l’istruzione queste capacità possono essere riviste in chiave costruttiva.
I tempi del lavoro pubblico, spesso più del privato, impongono velocità e la gestione frettolosa del paziente. Saper essere un buon comunicatore significa ottimizzare questi tempi sia in termini di diagnosi, sia in termini di empatia e fiducia nell’eventuale terapia.
Un buon medico è anche un buon ascoltatore, osservatore e comunicatore… non dimentichiamo che in passato senza strumentazioni particolari la diagnosi veniva affidata sempre a una buona semeiotica.
Silvia Buscaglia
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