La Farmacia Carletti di Milano: da tre generazioni un approccio integrato alla salute dei clienti
Il dr. Alessandro Carletti ci parla della storia della sua farmacia – che ha fatto sempre della complementarietà tra fitoterapia, omeopatia e medicina tradizionale il suo punto di forza – e della sua visione del farmacista di domani.
La Farmacia Carletti vanta da anni un’attenzione particolare alla medicina naturale: oltre a offrire ai clienti rimedi omeopatici e fitoterapici ha, inoltre, sviluppato una sua linea di prodotti galenici composti, senza contare che i farmacisti che lavorano con Lei sono stati formati in questa branca a livello accademico. Quali sono i presupposti che vi hanno portato fino a qui?
L’attenzione alla medicina naturale della Farmacia Carletti arriva da lontano, addirittura va indietro di tre generazioni, ai tempi in cui mio nonno aprì la farmacia in Piemonte. Allora, infatti, l’attività era quasi esclusivamente galenica: si preparavano in negozio rimedi a base di estratti secchi ed estratti fluidi o tisane con varie composizioni di erbe. Nel 1956 la farmacia si è trasferita a Milano e ha continuato su questa strada. Poi, dalla metà degli anni Ottanta ci siamo specializzati in omeopatia, una scelta che ha comportato anche la decisione di investire sui nostri collaboratori finanziando i loro corsi post-universitari in Medicina naturale e omeopatia.
Si trova dunque più spesso a consigliare rimedi naturali, piuttosto che farmaci tradizionali? Per quali patologie e sintomi, in particolare?
Da tempo ormai privilegiamo nel consiglio al banco l’uso di complessi già pronti con diluzioni decimali secondo la farmacopea omeopatica tedesca, che, per la nostra esperienza, hanno un’efficacia più pronta e una posologia che si adatta al paziente di oggi, specialmente in una città frenetica come Milano. In ambito fitoterapico continuiamo poi a offrire ai nostri clienti preparati coadiuvanti le funzioni fisiologiche dell’organismo per il rilassamento notturno e diurno, per un drenaggio generale, per la digestione, per le funzioni urinarie, le articolazioni, il sistema linfatico e quello immunitario, etc.
Con quale spirito i Suoi clienti si avvicinano alla medicina omeopatica?
Rispetto a qualche anno fa i nostri clienti mostrano maggiore apertura ai rimedi naturali, anzi, il più delle volte sono interessati a un consiglio che preveda l’incrocio di omeopatia, fitoterapia e medicina tradizionale, in un approccio di continuo avvicinamento alla medicina complementare. Insomma, direi che raramente un paziente rifiuta un trattamento integrato.
Come farmacista omeopata, cosa si sente di consigliare a un giovane che vuole intraprendere questa carriera nel nostro paese?
Penso che ci sia un ampio spazio per l’omeopatia, anche nella pratica medica. Di certo la domanda da parte dei pazienti non manca e, ripeto, è quasi sempre trasversale: non esiste quasi più il patito dell’omeopatia che non assumerebbe una compressa di aspirina, e viceversa. Noto, insomma, una grande apertura.
Per concludere, come vede in prospettiva lo sviluppo del ruolo del farmacista omeopata nei prossimi anni?
A mio parere il consiglio del professionista è insostituibile e acquisterà un ruolo sempre più importante. Quotidianamente abbiamo notizia di utilizzi a sproposito di medicinali omeopatici: persone che adottano protocolli terapeutici del tutto “improbabili”, basati su informazioni lette qua e là in internet. Con un approfondimento professionale da parte del farmacista del quadro generale del paziente, che in omeopatia è fondamentale, c’è spazio per la correzione di questi errori, oltre a un invito a una auto-cura consapevole. Teniamo sempre presente che i medicinali omeopatici hanno un profilo di innocuità eccellente e minori controindicazioni, ma non per questo vanno presi a casaccio: sono pur sempre medicinali e, in quanto tali, vanno assunti quelli giusti e nel modo giusto. Aggiungo poi che è sempre più difficile ritagliarsi uno spazio nel consiglio del farmaco da banco: si tratta di medicinali sui quali il cittadino è abbastanza acculturato e spesso i principi attivi sono sempre quelli, magari con nomi diversi a seconda della casa farmaceutica. Al contrario, la varietà e l’approfondimento del consiglio da parte del farmacista e il mantenimento del suo ruolo passano oggi, secondo il mio giudizio, dalla medicina omeopatica.
Valentina Pinton

