La «patria» e la «scimmia». Il dibattito sul darwinismo in Italia dopo l’Unità
Antonio de Lauri
La «patria» e la «scimmia». Il dibattito sul darwinismo in Italia dopo l’Unità
Biblion Edizioni 2011
pag 261
Euro 18,00
L’introduzione delle teorie di Darwin in Italia scatenò un dibattito che ben presto finì per travalicare i confini del mero ambito scientifico per coinvolgere passioni politiche e ideologiche, peraltro già accese dal recente processo di unificazione nazionale.
Attraverso un’estesa e approfondita rassegna di opuscoli e periodici dell’epoca, «che costituivano il canale della “divulgazione” scientifica, e non certamente della elaborazione dottrinaria» (p. 13), De Lauri ricostruisce il contesto della ricezione del darwinismo nel nostro paese, mostrandone lo strettissimo legame con il dibattito culturale ad ampio raggio – spiritualisti vs. materialisti, credenti vs. razionalisti, clericali vs. anticlericali –, anche e ben al di fuori del ristretto ambito dell’accademia. L’autore s’interessa alla teoria dell’evoluzione non dal punto di vista strettamente naturalistico-biologico, quanto piuttosto per i numerosi risvolti ideologici per i quali, soprattutto, essa fu osannata o esecrata, strumentalizzata o condannata, o magari sterilizzata nei suoi aspetti più indigesti. Così, dalle pagine di numerosi periodici dagli orientamenti più vari – come «Il Libero Pensatore», «Il Libero Pensiero», la «Nuova Antologia», la «Rivista di filosofia scientifica», e ancora la «Civiltà Cattolica», «Il Conservatore», l’«Unità Cattolica», ecc. – De Lauri ridà voce ad autori perlopiù dimenticati, talvolta inattuali, ma testimoni del dibattito e della contrapposizione fra i sostenitori del libero pensiero, laici, fautori della scienza e del progresso, riduzionisti, continuisti, materialisti, talvolta atei, spesso anticlericali, da un lato, e i religiosi, conservatori, antiriduzionisti, difensori dell’irriducibile unicità della specie umana, avversari non tanto della scienza quanto della sua tangibile deriva materialista, dall’altro. I tentativi di mediazione tra le due posizioni furono molteplici ma si segnala, in particolare quella di Giuseppe Mazzini, la cui analisi costituisce uno dei momenti di maggiore interesse del volume, convinto detrattore di qualsiasi ricaduta materialistica e ateistica del pensiero scientifico («La scienza ch’io venero non dà che le ragioni secondarie delle cose»).
Articolo di Lorella Faccetti – Omeopatiasalute.it

