Le potenzialità nascoste dell’omeopatia nella cura della fibromialgia
La fibromialgia colpisce in Europa 15 milioni di persone (dall’1,4 al 3,7% degli adulti, a seconda del paese), ed è una condizione causata da più fattori e caratterizzata da dolore cronico diffuso, stanchezza, disturbi cognitivi e disturbi del sonno ai quali si aggiungono vari sintomi somatici e stress psicologico. Il suo impatto è gravoso per quanto riguarda non soltanto l’assistenza (per esempio comporta in media il raddoppio del numero di visite dal medico di famiglia) ma anche la qualità di vita, in quanto l’individuo affetto, oltre all’invalidità, va spesso incontro ad alterazioni dell’umore (ansia, depressione) e a calo dell’autostima. Da questa breve premessa si può facilmente intuire la complessità di una terapia che deve essere necessariamente personalizzata: antidepressivi, antinfiammatori, sedativi, antiepilettici, miorilassanti e oppioidi sono alcune categorie di farmaci a cui viene spesso fatto ricorso, con frequente necessità di associazioni che amplificano il rischio di effetti indesiderati. Non a caso la fibromialgia rappresenta da sempre una sfida per il medico e secondo un’indagine americana 9 pazienti su 10 giunti a un centro specialistico avevano già fatto ricorso nei 6 mesi precedenti a medicine complementari, tra cui omeopatia, massaggi, chiropratica, esercizi fisici e integratori vitaminici. Un gruppo di autori di due università tedesche si sono perciò prefissati di esaminare la letteratura scientifica con l’obiettivo di caratterizzare il ruolo e le opportunità di sviluppo in particolare dell’omeopatia: la loro indagine ha portato a identificare 10 casi clinici e a selezionare 8 studi, che sono stati posti a confronto. Senza entrare nel merito dei dettagli tecnici della metodologia di analisi, le conclusioni documentano una chiara efficacia di alcuni principi (per esempio rhus toxicodendron per gli individui con agitazione, mal di testa, rigidità articolare o sensibilità all’acqua fredda, Calcium carbonicum, L. reclusa o P. somniferum per il dolore), ma al tempo stesso evidenziano alcuni punti di debolezza, legati essenzialmente all’eterogeneità delle pubblicazioni, a partire dalla variabilità degli schemi terapeutici. Un aspetto, però, merita di essere considerato. Proprio perché i dati preliminari sono incoraggianti e il trattamento della fibromialgia richiede uno studio attento dell’individuo, l’omeopatia offre un ampio margine di intervento, nella prospettiva sia di alleviare quei sintomi meno responsivi ai farmaci tradizionale sia di ottimizzare o potenziare l’effetto di questi ultimi. Da qui un monito implicito o meglio un invito degli autori a promuovere nuove ricerche per valorizzare ulteriormente le notevoli potenzialità dell’omeopatia tra le medicine complementari.
Fonte: Boehm K et al., Homeopathy in the treatment of ?bromyalgia – A comprehensive literature-review and meta-analysis. Complementary Therapies in Medicine 2014; 22:731—742

