Non solo fumo: ecco i nuovi fattori di rischio della bronchite cronica
Nel mondo occidentale è noto che la causa principale della bronchite cronica ostruttiva (BPCO) è il fumo, come dimostra il fatto che 9 individui su 10 affetti dalla patologia sono schiavi delle “bionde”. Si stanno tuttavia profilando altri fattori di rischio che dovrebbero destare attenzione.
Il più recente, anche se da confermare, è il consumo di bevande zuccherate: una ricerca australiana pubblicata su Respirology (2012;17:363-9), condotta intervistando circa 17mila persone, ha osservato che il rischio di BPCO aumenta dell’80 per cento in chi beve oltre mezzo litro di bibite zuccherine al giorno (meno di un paio di lattine) rispetto a chi non lo fa; la probabilità è addirittura sette volte superiore se a bere i soft drink è un fumatore.
Un altro fattore di rischio risulta il fumo della madre in gravidanza e durante il primo anno di vita. Anche la nascita prematura, che compromette lo sviluppo corretto delle vie respiratorie, e infezioni respiratorie gravi contratte nella prima infanzia (come polmoniti, bronchiti ricorrenti, pertosse e infezioni da virus sinciziale), sembrano creare una condizione predisponente. Non bisogna infine sottovalutare l’asma infantile. Per quanto riguarda la genetica, il deficit di alfa-1-antitripsina è al momento l’unico fattore di rischio genetico riconosciuto ma certamente non è il solo. Tuttavia non è ancora possibile ipotizzare uno screening. In considerazione dell’incremento delle fumatrici, le donne, che in passato erano meno colpite da BPCO, hanno colmato il divario con gli uomini, e sono tra l’altro costituzionalmente più sensibili ai danni del fumo. Per tale ragione anche il sesso femminile può essere annoverato tra i fattori associati a BPCO.

