Si sta sempre più consolidando il ruolo dell’omeopatia in ambito oncologico: il suo impiego, infatti, è molto apprezzato non soltanto per la tollerabilità, che è un requisito essenziale per un trattamento di supporto in paziente già messo a dura prova dalla chemioterapia, ma anche perché propone spesso soluzioni a problematiche “non coperte” dalla medicina allopatica. I dati, in effetti, documentano un crescente ricorso negli ultimi anni alle medicine complementari e una recente indagine francese, condotta a Lione e pubblicata su Bulletin du Cancer del 19 settembre, conferma questa tendenza anche in oncoematologia pediatrica. Dai questionari consegnati ai genitori di 50 bambini affetti da leucemie o linfomi è infatti emerso che il 48% di essi avevano fatto uso di una o più medicine complementari, tra cui, in particolare, i farmaci omeopatici. Nei due terzi dei casi la motivazione era per l’appunto legata alla necessità di limitare gli effetti collaterali dei trattamenti convenzionali e nell’87,5% il riscontro è stato positivo. L’unico aspetto per così dire contraddittorio emerso dallo studio è che un terzo degli oncologi non erano stati informati dai genitori, che peraltro hanno spesso dichiarato di essersi rivolti al proprio medico di famiglia per acquisire informazioni. Nel complesso, dunque, si delinea la necessità di migliorare la diffusione di conoscenze rigorose e autorevoli su opportunità e potenzialità delle medicine complementari nel contesto dei classici protocolli di trattamento dei tumori nonché di sfatare preconcetti e falsi miti.

