Presentata a Roma la IV edizione del Libro Bianco
Sono sempre più longeve, vivono in media 5 anni più degli uomini (all’incirca fino agli 85 contro gli 80 dei compagni), in condizioni di salute discretamente buone ma le loro aspettative di vita dal 2011 sono cresciute solo di 6 mesi rispetto ai quasi 9 del sesso opposto. Complice anche la ‘maggiore età’, le donne in rapporto alla popolazione maschile consumano molti più farmaci, sono più soggette a patologie cronico degenerative, quali demenza e artrosi, o oncologiche in particolare tumori del seno più frequenti nelle regioni del Nord Italia. È il profilo al femminile, nei tratti essenziali, emerso dalla IV edizione del Libro bianco stilato dall’Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna (O.N.Da) con il contributo di Farmindustria, presentato in questi giorni a Roma. «Le donne – commenta Francesca Merzagora, Presidente di O.N.Da. – vivono una condizione di benessere fisico complessivamente positiva, ma che necessita comunque di campagne preventive più mirate alla salute di genere e politiche socio-sanitarie che possano favorire il potenziamento e/o l’adeguamento dell’offerta dei servizi, spesso insufficienti e poco rispondenti alle esigenze dell’utenza in tutte le regioni dello stivale». A farne le spese in termini di accessibilità e appropriatezza dei servizi, sono spesso le donne residenti nel Sud e nelle isole, le quali paiono però godere di una migliore qualità di vita: in questi territori si registra infatti una minore incidenza e prevalenza di tutti i tumori maligni femminili e un miglioramento (questo generalizzato a livello nazionale) anche negli screening di prevenzione oncologica, fatta eccezione per la vaccinazione anti-Papilloma virus dove la copertura raggiunta risulta ancora disomogenea e ben lontana dagli obiettivi prefissati. Il Sud resta ancora un fanalino di coda per ciò che concerne la salute materno-infantile: permane in quest’area un’alta percentuale di tagli cesarei che hanno raggiunto punte del 61,72% in Campania, (38,71%) contro il 23,99% del Friuli Venezia Giulia, mentre i punti nascita e le strutture con TIN (Terapia Intensiva Neonatale), che eseguono meno di 800 parti /anno, sono diminuiti. L’impegno però verso la salute di genere prosegue, anche da parte dell’industria farmaceutica: «Nel mondo – ha dichiarato Massimo Scaccabarozzi, Presidente Farmindustria si contano oggi più di 850 farmaci in sviluppo per le malattie che colpiscono il genere femminile ed anche in Italia cresce il numero degli studi clinici che coinvolgono solo donne, la maggior parte dei quali (oltre il 64%) nell’area oncologica». Sono dati che testimoniano un impegno corale della ricerca, della scienza e dell’industria a non deludere le aspettative femminili di una medicina ‘a loro misura’.
Francesca Morelli
Articolo di Francesca Morelli – Omeopatiasalute.it
Pubblicato il 15-12-2013
