Quella fastidiosa e non desiderabile “eredità” dell’inverno: la tosse post-infettiva
La primavera è appena iniziata, ma non si può affermare che la stagione fredda si sia definitivamente conclusa. Anche perché le bizzarrie del meteo e in particolare gli sbalzi di temperatura, che condizionano in maniera determinante l’andamento di numerose affezioni delle vie aeree, sono del tutto imprevedibili e riservano talvolta qualche sorpresa. Non è dunque giunto il momento dei bilanci e molti si trovano ancora ad affrontare, se non episodi nuovi, gli strascichi delle infezioni recenti, tra cui l’influenza “svizzera”: così è stata ribattezzata l’ultima forma osservata, dovuta a modificazioni spontanee di uno dei virus circolanti che tra l’altro, se pure con la tendenza verso una progressiva riduzione, continua a mietere vittime soprattutto nei bambini.
Tra i disturbi più comuni la tosse è senza dubbio al primo posto, seguita da congestione e irritazione delle fosse nasali, tipico strascico delle malattie da raffreddamento che non sono del tutto guarite o tendono a cronicizzare.
Dal punto di vista delle sue caratteristiche la tosse, che non è mai da intendersi come sinonimo di malattia, viene distinta in “secca” (o stizzosa), che esprime uno stato irritativo, più tipico delle forme post-infettive, e produttiva, che è caratterizzata invece dalla formazione di catarro, anche in notevoli quantità. Se si escludono le forme in qualche modo correlabili a problematiche allergiche, due sono i principali fattori responsabili della tosse per così dire post-infettiva. Innanzitutto va ricordato che molti virus, tra cui per l’appunto quelli influenzali e parainfluenzali, anche quando non irritano le mucose respiratorie, in ogni caso indeboliscono i meccanismi di difesa, spianando l’ingresso ad altri agenti infettivi, in particolare batteri. In secondo luogo lo stile di vita odierno, improntato all’efficienza e alla produttività, induce spesso a sottovalutare i propri tempi di ripresa e a utilizzare i farmaci non tanto per alleviare e curare i sintomi quanto per annientarli del tutto e trovare un pretesto illusorio per continuare eroicamente la vita ordinaria. Ecco allora che la tosse può diventare un fastidioso tributo da pagare a rate, in quanto in molti casi, complice ancora una volta un atteggiamento di superficialità, persiste o addirittura si cronicizza. L’omeopatia si propone come un valido soccorso sia per la tosse che si presenta all’improvviso sia per quella che, in maniera più subdola, compare di tanto in tanto nel corso della giornata e rischia di arrecare disturbo al sonno.
Per la tosse produttiva, nella quale è importante fluidificare le secrezioni per favorirne l’eliminazione, i principi attivi utili sono Ammonium causticum, attivo sulla difficoltà respiratoria, Belladonna, indicata per ripristinare il normale equilibrio delle mucose respiratorie, Bryonia, efficace nel lenire i dolori trafittivi al torace che spesso si accompagnano allo sforzo prodotto durante la tosse, Chamomilla, dal noto effetto sedativo, e Drosera, indicata anch’essa per le fitte al torace e gli attacchi notturni con irritazione faringea e sensazione di soffocamento. Questi componenti, insieme al Thymus vulgaris, apprezzato espettorante, Ipecacuanha, utile per contrastare il vomito indotto dalla tosse, Coccus cacti, Corallium rubrum e Cuprum aceticum, attivi su spasmo, difficoltà del respiro e senso di oppressione, sono riuniti in un unico complesso, in sciroppo, che può essere impiegato tanto nei lattanti e bambini, con una frequenza di 4-6 volte al giorno, quanto negli adulti (2-3 volte al giorno).
Vi è poi un altro complesso per certi aspetti simile, nel quale però al posto di Ammonicum causticum sono presenti Spongia e Sticta, che trova invece indicazione per la tosse stizzosa, per la quale sono preziosi l’azione degli oli balsamici e il controllo dell’infiammazione delle mucose e della componente spastica. Anche in questo caso le gocce facilitano la gestione nei lattanti mentre le compresse, da lasciar sciogliere sotto la lingua, possono essere suggerite ai bambini più grandi e agli adulti, secondo una posologia identica a quella del complesso descritto in precedenza. Per i sintomi da raffreddamento, come starnuti e rinorrea, spesso associati alla tosse, infine, un rimedio utile è costituito dall’associazione di Calcium carbonicum, Pulsatilla, Cinnabaris e Kalium bichromicum. Tra questi principi, in particolare, Cinnabaris promuove la fluidificazione e l’eliminazione delle secrezioni che si accumulano nelle alte vie aeree, Kalium agisce sull’ostruzione nasale e Pulsatilla interviene sulla perdita dell’olfatto e sulla lacrimazione, altri segni importanti di raffreddamento. Per i bambini piccoli è sufficiente una nebulizzazione per narice da 1 a 3 volte al giorno, a secomnda dell’età, per i bambini 3-4 volte e per gli adulti 3-5 volte.
Articolo di S.A.

