Rosso pomodoro ‘campano’ contro il tumore allo stomaco

Non solo il licopene, ma l’intera essenza del pomodoro farebbe bene alla salute. Prevenendo diverse forme tumorali tra cui anche il tumore allo stomaco, il quarto per diffusione a livello mondiale, e la cui insorgenza si associa a un mix di fattori: cause genetiche, possibili infezioni da Helicobacter pylori e soprattutto abitudini alimentari errate, in particolar modo l’eccessivo consumo di prodotti affumicati e salati.
Gli effetti salutari protettivi e preventivi del pomodoro, nello specifico contro il tumore gastrico, sarebbero stati rilevati da una co-ricerca dell’Istituto nazionale tumori di Napoli-Fondazione Pascale e Crom di Mercogliano, nei pressi di Avellino, e dello Sbarro Institute della Temple University di Philadelphia (US), pubblicata sul Journal of Cellular Physiology. La ricerca che ha riguardato due particolari qualità di pomodori campani – il San Marzano e il Corbarino – avrebbe evidenziato in studi in vitro (al momento solo di laboratorio) che gli estratti totali, quindi non limitatamente a una o a più specifiche componenti ma a tutte le sostanze contenute nel pomo d’oro rosso – hanno capacità di controllare la crescita e la malignità di cellule di carcinoma gastrico di 3 tipologie (linee cellulari) diverse, inibendo cioè la formazione ‘proliferativa’ di cloni, caratteristica tipica delle cellule maligne. Inoltre specifici esperimenti condotti con tutti gli estratti di pomodoro avrebbero anche mostrato la potenzialità sinergica del pomodoro di influenzare alcuni processi cellulari chiave nella crescita tumorale, tra cui la capacità di migrazione delle cellule che originano le metastasi, ma anche la rimodulazione di alcune proteine coinvolte nello sviluppo tumorale o l’attivazione della morte cellulare (apoptosi) a vantaggio di un controllo generale sull’evoluzione della malattia. «I risultati del nostro studio – precisano i ricercatori – suggerirebbero la bontà potenziale di utilizzo di alimenti specifici non solo nella prevenzione del cancro, ma anche come opzione strategica a supporto delle terapie convenzionali». La ricerca ora punta a promuovere studi di nutrigenomica, riguardanti cioè il rapporto cibo-salute, mirati in particolare a patologie tumorali: «Partendo dal fatto che le abitudini alimentari sono in grado di influenzare lo sviluppo e la progressione di malattia – concludono gli esperti – vogliamo capire in quale misura la correzione della dieta può contribuire al controllo/miglioramento della malattia dalle fasi di insorgenza fino a quelle di trattamento».
Francesca Morelli
