Sei ‘adatto’ alla montagna? Te lo dice un test
È un problema serio, ma sottovalutato, quello del ‘mal di montagna’: ne vanno incontro circa 3 amanti dell’alta quota su 10. «Si tratta di un malessere – spiegano gli esperti – che si verifica quando si sale a quote elevate, di solito superiori ai 2.500 metri, e si comincia ad accusare ipossia, determinata da una ridotta quantità di ossigeno che arriva a sangue e tessuti». È il segnale che l’organismo si adatta male al cambiamento di quota, o ad una scalata avvenuta troppo rapidamente, indipendentemente dall’età della persona o dalle condizioni fisiche più o meno buone. Compaiono così i segni di insofferenza: nausea, vertigini, cefalea, irritabilità, mancanza di sonno, estrema stanchezza sono fra i più frequenti. Ma nel 2% dei casi possono manifestarsi anche l’edema polmonare o cerebrale (e tutti gli effetti collaterali implicati) che rappresentano i sintomi più severi del ‘mal di montagna’.
Come sapere se le alte vette non sono dannose al proprio organismo? Sarà presto possibile grazie ad un test, al momento non ancora di routine, messo a punto da un gruppo di ricercatori italo-francesi in grado di attestare la vulnerabilità o la predisposizione a poter passeggiare, sciare, sostare vicino alle aquile.
Il test che va eseguito 4 ore dopo l’esposizione alle condizioni dell’alta quota, misura la saturazione di ossigeno nel sangue e, in contemporanea, analizza il cuore attraverso gli ultrasuoni.
«Abbiamo effettuato il test su 34 volontari, in buona salute – commenta la dottoressa Rosa Maria Bruno del Cnr, responsabile dello studio – ai quali sono stati valutati i necessari parametri dapprima in una località a livello del mare, poi a 3.842 metri di altezza sull’Aiguille du Midi, dove sono stati trasportati con una teleferica. Abbiamo potuto constatare che a ventiquattrore dalla permanenza in vetta, 13 volontari accusavano sintomi moderati e gravi».
Risultato? Il test si è dimostrato affidabile e predittivo del ‘mal di montagna’ al 94%. Visti i buoni esiti e stante l’attuale limite di esecuzione (possibile solo in alta quota), i ricercatori stanno ora cercando di riprodurre artificialmente le condizioni di ipossia affinché a tutti gli amanti della montagna possa essere consentito misurare prima il proprio rischio di tolleranza alle bianche cime (elevate) e godersi, quindi, le vette in sicurezza.
Francesca Morelli
Articolo di Francesca Morelli – Omeopatiasalute.it
Pubblicato il 4-01-2014

