Alimentazione non è sempre sinonimo di nutrizione

In un paese come il nostro, in cui il cibo acquisisce differenti valori, e non solo nutrizionali, è sempre molto difficile parlare di “mangiar bene” e alimentarsi in modo salutare. Spesso per la tradizione culinaria italiana i due concetti stridono e sono contradditori tra loro.
Assistiamo periodicamente alla diffusione di diete ipocaloriche basate su restrizioni squilibrate, o peggio monotematiche. Senza far nomi, immagino che ognuno di noi ne possa ricordare almeno una, anche solo per sentito dire. Dieta per moda, tendenza, necessità, patologia. La parola dieta in realtà deriva dal greco diaita, che significa “modo di vivere”. Nell’antica medicina greca la dieta prendeva il significato di modo di vivere abitudinario e costante volto alla salute. La dieta prevedeva regole che disciplinavano ogni aspetto della vita quotidiana: dall’alimentazione all’esercizio fisico, fino al riposo. Non una terapia dimagrante, ma la continuità, l’abitudine di accorgimenti di vita quotidiani da osservare metodicamente per aver cura costante della propria vita. La concezione attuale di dieta è quella del rimedio temporaneo, occasionale verso l’eccesso dei periodi di festa, oppure quella medicale a fronte di patologie specifiche.
Attualmente assistiamo al proliferare di supermercati bio, cibi bio, cibi vegetariani e cibi vegani, cibi per celiaci, cibi per le intolleranze, cibi chilometro zero e, per contro, assistiamo al diffondersi della nutraceutica alimentare addizionata (scienza recente, nata e coniata nel 1989 da dr. Stephen DeFelice). Tutto il cibo è medicina già in modo naturale, perché contiene sostanze in grado di agire e concorrere alla salute organica fisiologica, ma per potenziare determinate caratteristiche e azioni medicali il cibo viene arricchito, addizionato di un elemento che lo modifica e lo trasforma in modo funzionale.
Esempi sono il latte addizionato di omega3 o vitamina D, le patate antiossidanti al selenio, la patata d’oro (nel suo Dna sono stati inseriti i geni del batterio Erwinia herbicola, che ha fatto aumentare i livelli di vitamina A e anche quelli di vitamina E), lo yogurt arricchito di policosanoli, la pasta arricchita da probiotici … e potremmo proseguire gli esempi.
Entro la fine dell’anno Crea, alimenti e nutrizione, ente ricerca agroalimentare, pubblicherà nuove linee guida per una sana alimentazione italiana. I nuovi punti coinvolgeranno attenzione alle diete alimentari, non solo ipocaloriche e “fai da te” e agli integratori (acquistati senza prescrizione, magari su internet). Nel caso dell’Italia l’obesità è il nemico numero uno da combattere: da qui il primo consiglio a controllare il peso e mantenersi sempre attivi, seguito da “consigli speciali per persone speciali” (alimentazione per le varie età e situazioni di vita, dall’infanzia alla vecchiaia allo stato di gravidanza), “più frutta e verdura”, “più cereali integrali e legumi”, “bere ogni giorno acqua in abbondanza”, “grassi, scegliere quali e limitare la quantità”, “zucchero, bevande zuccherate e dolci: poco è meglio”, “Il sale? meglio poco…(ma iodato)”, “bevande alcoliche, se sì il meno possibile”, “variare l’alimentazione”, “attenzione alle diete squilibrate e agli integratori”, “la sicurezza dei tuoi cibi dipende anche da te” e “scegliere alimenti sostenibili“, quelli del territorio a “KM zero”.
Silvia Buscaglia
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