Le “buone” norme per prevenire l’epatite A
C’è stata una ulteriore recente conferma: è cresciuto, in Italia, il numero di casi di epatite A che dal 1 gennaio 2013, secondo le stime del Ministero della Salute, ad oggi hanno annoverato 448 diagnosi (riscontrate soprattutto nel centro-nord) contro i soli 190 di tre anni fa nello stesso arco di tempo. Una tendenza che è quasi allarme. A determinare l’insorgenza della malattia sono spesso le scarse precauzioni nel consumo o nella cura di alcuni particolari alimenti di cui, gli ultimi episodi, correlati a frutti rossi, di bosco freschi e/o surgelati. «L’epatite A – spiega l’Associazione italiana gastroenterologi ed endoscopisti ospedalieri (Aigo) – è dovuta soprattutto a una cattiva igiene degli alimenti sia nella produzione che nella lavorazione o conservazione». Ma evitarla, però, è possibile adottando alcune regole di buona prevenzione, almeno quando la responsabilità e la tutela dipendono dall’individuo: niente cibi crudi e maggior attenzione al lavaggio accurato dei prodotti, specie quelli di origine vegetale (sia frutta che verdura) che possono venire contaminati dall’acqua di irrigazione. Poi, in caso della frutta, sarebbe ancora meglio sbucciarla.
Altri cibi a rischio per contrare la malattia, oltre ai già citati frutti? I pomodori secchi, i crostacei, i molluschi e i prodotti che li contengono o quelli a base di pesce. Tutti questi, aggiungono gli esperti, andrebbero consumati cotti poiché il processo favorisce l’eliminazione o l’inattivazione di virus e batteri. Occorre però, raccomanda ancora l’Aigo, rispettare anche le regole base per la manipolazione dei cibi: lavarsi bene le mani prima di preparare le pietanze o di mangiare e non tralasciare alcuna norma di igiene personale che preceda all’atto culinario.

