Per invecchiare meglio, cuoci (anche) correttamente i cibi
Basse temperature e cotture lente dei cibi allontanano l’invecchiamento: limitano infatti la formazione degli AGE (advanced glycation end-products), ossia di quelle molecole dannose per l’organismo che si sviluppano sulla superficie dei cibi quando raggiungono alti gradi di cottura o quando lo zucchero, presente in eccesso, si lega ad altre molecole alterandone la funzionalità. Ad attestarlo è uno studio americano condotto dall’Age Foundation che conferma l’importanza, nell’alimentazione, di limitare la quantità di cibi alla brace o tostati. «Il nostro consiglio – dichiara Michelle Davenport, membro del consiglio della AGE Foundation – è quello di cuocere gli alimenti più lungo e a bassa temperatura, in particolare alcuni di essi come la carne ad esempio, o di incorporare più acqua nella loro preparazione al fine di ridurre in maniera significativa la produzione di AGE».
Ma non è tutto: il prolungato riscaldamento dei cibi, infatti, non solo iperproduce composti tossici spesso correlati alle bruciacchiature, ma causa anche la perdita di alcune vitamine termosensibili (quali la vitamina C) e il rilascio di sali minerali. Dunque? Meglio alternare, dicono gli esperti, il consumo di cibi crudi (quali vegetali, frutta e cereali integrali) e cotti, limitando il più possibile le tecniche di riscaldamento più drastiche (frittura e grigliatura) a favore di quelle più delicate a vapore o al microonde o che richiedono meno grassi.

