Tassare le bevande dolci per prevenire l’obesità pediatrica
Quello dell’obesità è un fenomeno dilagante, fin dall’età pediatrica. E proprio sulla riduzione del peso dei piccoli si incentrano gli sforzi di pediatrici e specialisti che stanno pensando a strategie per ‘colpire’ le golosità più amate e consumate a merenda o come extra pasto. Fra queste le bevande zuccherate che costituiscono uno dei principali fattori di rischio per sovrappeso e/o obesità.
Secondo gli esperti un espediente efficace per ridurre il consumo di bibite e succhi sarebbe quella di una tassare questi prodotti, ottenendo un duplice ‘vantaggio’ in termini di salute. Ovvero la riduzione dell’indice di massa corporea dei bambini e dei giovani e della spesa pubblica per riportare a norma, con terapie mirate, pesi extra large.
La proposta monetaria arriva da un gruppo di ricercatori dell’Università di Harvard, negli Stati Uniti, dopo avere confrontato quattro soluzioni differenti, cioè la tassazione delle bevande; la fine delle agevolazioni fiscali per gli spot sul cibo spazzatura; l’aumento dell’attività fisica nelle scuole; l’insegnamento di stili di vita corretti già in età prescolare. Sulle diverse sopzioni, i ricercatori hanno poi elaborato modelli matematici utili a valutare l’impatto sul territorio e la salute statunitense.
Ne è merso che in America non solo il consumo di bibite zuccherate negli adulti e nei bambini è raddoppiato negli ultimi 30 anni – secondo quanto dichiarato da Michael W. Long, coordinatore dello studio, ma che il loro uso e consumo è legato, oltre che all’obesità, anche allo sviluppo e incremento di diabete e malattie cardiovascolari.
Le analisi condotte dai ricercatori concludono che la riduzione di una unità dell’indice di massa corporea (BMI) attraverso l’intervento sugli spot costerebbe procapite 1,16 dollari a testa, con un risparmio per il sistema socio-sanitario di 343 milioni di dollari nell’arco dei dieci anni successivi. Invece una tassa di un centesimo sulle bibite costerebbe 3,16 dollari per unità di BMI, apportando due vantaggi: un risparmio di 23 miliardi di dollari in termine di salute a lungo termine e un introito annuo di 12,5 miliardi di dollari dall’acquisto delle bevande.
Una ‘strategia’ possibile solo oltre confine?
Francesca Morelli
