Tumore del seno e della prostata: la strategia è camminare
1,6 km o 20 minuti al giorno ad una velocità di circa 5 km all’ora: sarebbe questa una strategia ‘terapeutica’ complementare per aiutare a combattere soprattutto alcuni tipi di tumore: seno e prostata. È quanto attestano gli ultimi calcoli, effettuati per Walking for Health dall’associazione Macmillan Cancer Support e dall’organizzazione benefica britannica The Ramblers: minuti e lunghezze che avrebbero una ricaduta sulla riduzione del rischio di mortalità del 40% per il tumore del seno e del 30% della prostata.
Dati, quelli del miglioramento della sopravvivenza, confermati anche da uno studio, uscito su Breast Cancer Research and Treatment, che ha coinvolto circa 1.500 donne affette da tumore del seno invasivo o in situ intervistate a ridosso della diagnosi e dopo 5 anni per identificare quei fattori che possono incidere sul tumore, attività fisica compresa. Ne è emerso che la risposta fisiologica alla malattia era più efficace fra le donne attive anche dopo il tumore rispetto alle sedentarie.
Ma è anche benessere psicologico: nelle donne affette da patologia mammaria che praticano sport si registrerebbe una sensibile riduzione di alcuni effetti collaterali correlati alla malattia, quali ritenzione idrica alle braccia, ansia, depressione, affaticamento, difficoltà motorie e variazioni di peso.
Dunque fare movimento fa bene (sempre), prima, durante e dopo la malattia, specie se si tratta di attività di “endurance” (correre, camminare, andare in bicicletta, nuotare) che coinvolgono tutto il corpo: «L’attività fisica – dichiara Daniela Lucini, professore associato all’Università di Milano e responsabile dell’Unità di Medicina dell’esercizio e patologie funzionali dell’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano (Mi) – aiuta a controllare il peso corporeo che ha una stretta relazione con il rischio di tumore, ma non solo. Apporta benefici anche contro le malattie cardiovascolari e il controllo immunologico».
Francesca Morelli

