Il caffè alle dosi raccomandate fa bene
È stato il protagonista di innumerevoli studi: oltre 9.400, dal 1994 ad oggi, secondo le più recenti statistiche. È il caffè sul quale si sono detti miti e false verità. A fare il punto sulla bevanda più amata dagli italiani è stato un congresso organizzato dall’Italian Coffee Association (Ica) da cui è emerso che il caffè non pare associato all’insorgenza di alcune patologia, ma anzi in taluni casi favorirebbe la prevenzione e/o contribuirebbe all’allungamento della vita. A tal punto da essere ‘concesso’ in una alimentazione sana e equilibrata, a patto che se ne rispettino le dosi consigliate. Ovvero 300 mg giornalieri, pari a 4-5 espressi del bar, 3-4 tazzine se fatte con la moka e 2,5 caffé americani.
Nel corso degli ultimi anni, infatti, uno studio del National Institute of Health, che ha riguardato circa 230 mila uomini e oltre 174 mila donne tra i 50 e i 70 anni, ha attestato una riduzione della moralità globale e per patologie cardiocerebrovascolari, diabete, infezioni, traumi e incidenti. Ma ci sarebbero anche benefici in più: secondo altri studi il caffè aiuterebbe a prevenire alcuni tipi di tumore fra cui quelli del colon-retto, fegato e endometrio. Non ultimo potrebbe proteggere dal rischio di incorrere in alcune malattie croniche del tratto gastrointestinale e del fegato. Ora la ricerca – conclude Daniele Del Rio, professore associato di Nutrizione umana all’Università degli Studi di Parma – è incentrato a capire le complessità della relazione tra consumo di caffè e salute avviando ricerche di laboratorio e studi sull’uomo che confermino le evidenze scientifiche oggi raggiunte.
Francesca Morelli
