L’avocado per perdere peso e contrastare la sindrome metabolica
Alcune sostanze contenute nell’avocado, come proteine, grassi monoinsaturi e polinsaturi e micronutrienti, aiuterebbero le persone che vogliono perdere i chili di troppo, riducendo al tempo stesso i fattori che possono aumentare il rischio di sindrome metabolica. Quest’ultima non è una singola malattia, ma la presenza simultanea di alcuni fattori, come pressione alta, alti livelli di colesterolo e trigliceridi nel sangue e un’elevata circonferenza addominale, tutti fattori questi che possono aumentare il rischio di malattie come il diabete, i disturbi cardiovascolari e la steatosi epatica (detta “fegato grasso”).
A evidenziarlo sono i risultati di uno studio compreso nel programma americano National Health and Nutrition Examination Survey, promosso dai Cdc (Centers for disease control and prevention) e pubblicato sulla rivista scientifica “Nutrition Journal”.
L’indagine è stata condotta su oltre 17 mila americani di età superiore ai 19 anni, le cui abitudini alimentari sono state seguite per sette anni, tra il 2001 e il 2008. Al termine dello studio è emerso che le persone abituate a consumare regolarmente questo frutto avevano registrato anche percentuali migliori degli indicatori di salute presi in considerazione. In particolare, il gruppo abituato a mangiare l’avocado presentava il 23 per cento in più di vitamina E, il 36 per cento in più di fibre, il 13 per cento in più di magnesio, il 16 per cento in più di potassio e il 48 per cento in più di vitamina K. In questo gruppo, inoltre, si sono registrati valori significativamente più bassi dell’Indice di massa corporea (Imc) rispetto al restante gruppo di persone che non consumava il frutto.
In conclusione, secondo i ricercatori consumare questo frutto rappresenterebbe un valido aiuto per chi vuole perdere peso influenzando positivamente l’indice di massa corporeo (Imc), mantenendo controllati i livelli di colesterolo nel sangue e riducendo, così, il rischio di sindrome metabolica.
Articolo di A.M. – Omeopatiasalute.it
Pubblicato il 21-03-2013
