Ma quanto fanno bene gli Omega 3 anche all’intestino

Non tutti i cibi sono uguali, almeno per l’intestino che sembrerebbe prediligere gli alimenti ricchi di acidi grassi Omega 3. Contenuti soprattutto nel pesce, tra cui il salmone per esempio, e che aiuterebbero il microbioma a struuturare la ‘sua’ diversità. Ovvero a arricchirsi di tutti quei batteri che compongono la flora intestinale la quale funge da scudo protettivo contro l’insorgenza di alcune patologie, abbassando in particolare le probabilità di incorrere in diabete, obesità e malattie infiammatorie tipiche dell’apparato gastro intestinale come la colite o il morbo di Chron. È quanto emerge da uno studio dell’Università di Nottingham e del King’s College London, in Inghilterra, pubblicato sulla rivista Scientific Reports, che ha preso in esame una popolazione femminile di oltre 870 donne, interrogandole con questionari dedicati sull’apporto dietetico di Omega 3 con lo scopo di valutarne il possibile impatto sulla salute intestinale.
È stato così possibile osservare che le maggiori consumatrici di Omega 3, i cui livelli sono stati misurati anche nel sangue, non solo avevano un microbioma intestinale più ricco con una presenza più variegata di specifici batteri appartenenti soprattutto alla famiglia delle Lachnospiraceae, che tutelano dal rischio di stati infiammatori o obesità. Ma non solo: «Abbiamo anche notato – conclude Cristina Menni, una delle ricercatrici – che gli Omega 3, in molti casi, si accompagnavano anche ad alti livelli di N-carbamilglutamato (NCG), un composto presente nell’intestino, che negli animali e in esperimenti di laboratorio ha la potenzialità di ridurre lo stress ossidativo intestinale». Se questa potenzialità fosse ‘replicata, anche nell’uomo, si potrebbero aprire vie di prevenzione e cura della salute intestinale, ricorrendo anche a un semplice ‘fattore’ dietetico. Niente male.
Francesca Morelli
