Vino rosso: poco potrebbe fare bene
La parola d’ordine è moderazione e l’oggetto del contendere è il vino rosso, in particolare una delle sue molecole: il resveratrolo. Al centro di molteplici dibattiti scientifici, che gli attribuivano di volta in volta pregi e difetti, l’ultimo studio condotto dallo Scripp Institute e pubblicato sulla rivista Nature, attribuirebbe alla molecola in questione il merito di riuscire a proteggere le cellule umane dai danni genetici, in maniera specifica da stress e invecchiamento. Ma c’è una dose consigliata (di vino si intende) da rispettare: un paio di bicchieri quotidiani al massimo per l’uomo e uno solo per la donna, pena con l’eccedere l’acquisizione di tutti i più pesanti effetti collaterali, e alla lunga, anche l’insorgenza di malattie importanti.
Il resveratrolo è naturalmente prodotto da alcune piante, quali l’uva e i semi di cacao ad esempio, in risposta allo stress causato da infezioni, siccità e radiazioni ultraviolette cui sono sottoposte. In passato a questa molecola erano stati attribuiti poteri benefici anche per l’uomo, attestati però nelle cavie di laboratorio; in particolare la capacità di allungare la vita, di prevenire il diabete (nei topi obesi) e di aumentare la resistenza. Benefici poi però smentiti in quanto i quantitativi di sostanza utilizzata negli esperimenti, risultavano essere troppo alti e pertanto non applicabili in contesti reali. A rivoluzionare questo panorama di incertezza è arrivata però un’altra molecola, più precisamente un enzima – il TyrRs – indispensabile nei vari processi che portano alla costruzione delle proteine e che sembra essere in grado di operare nel nucleo della cellula anche in condizioni di stress, svolgendo un ruolo protettivo.
Cosa c’entra tutto questo con il resveratrolo? Secondo i ricercatori dello Scripp Institute, la molecola del vino, sembrerebbe avere un effetto simile a quello del TyrRS. Infatti comparando l’azione dell’enzima e del resveratrolo, quest’ultimo sembrerebbe non solo in grado di imitare il lavoro del TyrRSa ma anche di attivare la proteina Parp-1, capace di proteggere dallo stress e riparare i danni del DNA. «In relazione ai risultati emersi dallo studio – ha spiegato Matthew Sajish, coordinatore della ricerca – è possibile pensare che un moderato consumo di vino rosso, pari a un paio di bicchieri, fornisca una quantità di resveratrolo sufficiente e tale da svolgere una azione protettiva per l’organismo».
Francesca Morelli

